L’oncologo Zurrida: “Il tumore è una malattia ambientale, intendendo per ambiente tutto quello che ci circonda”
MILANO – Abbondanti quantità di frutta e verdura tutti i giorni, ma anche pane, pasta e riso (possibilmente integrale); l’olio extravergine di oliva come unico condimento , con tempi di cottura ridotti al minimo, a basse temperature; niente alcol e una moderata, ma quotidiana, attività fisica (almeno 30 minuti al giorno). Si può riassumere così la dieta (o, possiamo dire, lo stile di vita) anticancro, che aiuta a tenere lontani i danni provocati dalle sostanze “pericolose” presenti in molti cibi.

Esistono ormai moltissimi studi, a livello internazionale, sui rapporti fra quello che mangiamo e i tumori. E viene comunemente accettata l’idea che circa il 30 per cento di tutte le forme di cancro sia legata in qualche modo all’alimentazione. “Il tumore – spiega Stefano Zurrida, medico oncologo e segretario della Fondazione Umberto Veronesi – è una malattia ambientale, intendendo per ambiente tutto quello che ci circonda. E il cibo, ovviamente, fa parte di questo scenario, anzi ne è una componente fondamentale. Anche perché siamo noi a scegliere che cosa mangiare, mentre non possiamo decidere che cosa respirare…”.

Frutta e verdura contengono grandi quantità di sostanze chiamate antiossidanti, che sono in grado di bloccare un’ampia serie di reazioni chimiche potenzialmente dannose per le cellule. Molte ricerche dimostrano che un uso costante di questi alimenti ostacola la comparsa di alcune forme cancerose, per esempio della bocca, della laringe, dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino. Come controprova, è stato verificato che, ribaltando la prospettiva, esiste una relazione fra l’insorgenza di tumori in generale e lo scarso consumo di frutta e di verdura. Nello stesso tempo, i ricercatori hanno dimostrato che c’è un legame fra le diete ricche di grassi saturi (provenienti da fonti animali) e alcune forme di cancro (apparato digerente, mammella e altre).

Sulla base di queste considerazioni, la dieta giornaliera consigliata dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro prevede: due piatti di pasta o riso; tre porzioni di verdura cruda o cotta; due o tre frutti di stagione; due bicchieri di latte o yogurt; un piatto di pesce, o carne, o legumi, o formaggio, oppure un uovo.

Più drastiche invece le indicazioni della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che relega il consumo della carne rossa a una sola volta al mese, mentre “permette” una volta alla settimana i dolci, le uova, le carni bianche e il pesce. Nessun limite, invece (nell’ambito del buon senso, ovviamente), per frutta, verdura, pane e pasta.

La carne rossa è dunque considerata il cibo da limitare il più possibile, nella fase adulta della vita (durante l’infanzia e l’adolescenza, invece, il nostro organismo ha bisogno di un forte apporto di proteine, e quindi di carne). “Queste sono solo indicazioni generali – dice Zurrida. – La carne in sé non sembra in grado di innescare i tumori, ma è vero che i grassi animali veicolano facilmente i residui di pesticidi, erbicidi e fungicidi usati in agricoltura, e ‘trasportano’ anche la ricaduta delle sostanze radioattive, e il benzopirene che promana dalle città inquinate. Insomma – continua Zurrida – mangiare carne e grassi in un ambiente contaminato, o utilizzare alimenti che provengono da animali allevati male, con largo impiego di farmaci, è un fattore di rischio, mentre il consumo di carne ‘sana’ lo è molto meno. Inoltre, anche il modo di trattare la carne può essere importante: per esempio, se sottoposta a elevatissime temperature (come nella cottura alla brace) può denaturarsi e produrre idrocarburi cancerogeni”.

Nessun dubbio invece, come dicevamo, per la frutta e la verdura, che vanno mangiate quotidianamente, con una predilezione per alcuni prodotti (ma sempre variando molto i cibi e utilizzando il più possibile vegetali freschi):

agrumi: sono molto ricchi di vitamina C e di altri antiossidanti;

carote e verdure verdi: possiedono alte dosi di carotenoidi, sostanze che proteggono l’organismo da alcune forme di tumore (mammella, colon);

pomodori: contengono il licopene, potente antiossidante, in grado di prevenire il tumore della prostata;

cavoli: sono ricchi di sostanze chiamate isotiocianati, che svolgono un ruolo importante nello “stop” a certe sostanze tossiche, coinvolte nel carcinoma del seno e del colon retto.

Alcuni mesi fa una ricerca apparsa sul Journal of National Cancer Institute è sembrata ridimensionare il ruolo positivo della frutta e della verdura nella prevenzione dei tumori. Ma molti altri studi hanno invece riconfermato il valore di questi alimenti. Come già abbiamo riferito su Sportello Cancro, per esempio, un’équipe dell’università di Oxford, in Gran Bretagna, ha dimostrato – tenendo sotto osservazione diecimila persone per 17 anni – che una dieta povera di carne e ricca invece di vegetali riduce di almeno il 15 per cento la probabilità di ammalarsi di tumore del colon-retto.

A cura di Paolo Rossi Castelli