Cultura e coltura, nelle loro antiche accezioni, erano termini assai simili. Cultura, infatti, deriva dal latino Colere che significa, per l’appunto, coltivare. Cultura, quindi, è assimilabile all’azione di chi coltiva, ovvero al fare primo dell’Uomo. L’uomo ha sempre dovuto nutrirsi per vivere ed è per questo motivo che cultura e coltura hanno assunto, nel tempo, il compito di definire le più grandi sfere entro cui sono racchiuse le prerogative ed insieme i fini dell’uomo sociale: l’azione ed il pensiero a favore della civiltà.

La cultura è la qualità immateriale più alta dell’uomo, la quale racchiude in sé l’istruzione, la buona educazione, ma anche il sapere rapportarsi con gli altri nel rispetto delle altrui cose. Colto è anche colui che con pazienza dedica la sua azione all’ottenimento e al mantenimento di civili condizioni di vita. Proprio come l’incedere nel tempo e nella natura del contadino, che cura la terra in attesa che questa restituisca i preziosi frutti per poter nutrire se stesso e quanti egli ama; proprio come la nonna che nella sua dispensa aveva sempre lo spazio necessario per conservare un vasetto d’amore da offrire ai suoi nipoti.

In tal senso la Dieta Mediterranea, riconosciuta oggi in ogni dove come migliore stile alimentare, e non solo, di vita; potendo essa, inoltre, venire configurata come “il racconto” attraverso il cibo degli ultimi diecimila anni di storia, a buon ragione questa deve essere considerata come il cultus per antonomasia dell’anima e della mente umane.