La Dieta mediterranea accolse in sé, migliaia di anni fa, il cereale precursore del grano: il farro.

Tipologie:
Triticum dicoccum , il farro propriamente detto o farro dicocco, di cui si parla in questa nota, il Triticum spelta , chiamato anche spelta o farro grande e il Triticum monococcum chiamato anche farro piccolo.

La specie “dicocco” (media) è la più coltivata in Italia, soprattutto nelle zone dell’Appennino centro meridionale. Il farro grande è diffuso nel nord Europa e il farro piccolo è relegato a coltura di nicchia.
La coltivazione di questa graminacea è iniziata circa diecimila anni fa, nella zona della Mezza Luna Fertile fra Iran, Iraq, Siria e Palestina, ovvero laddove nacque l’Agricoltura (ndr); in Italia è arrivato per mezzo dei Greci che avevano colonizzato la parte meridionale della penisola, intorno al V secolo a.C.
Gli antichi Romani lo usavano nei cerimoniali e come offerta religiosa: alle divinità contadine si offriva la “mola salsa” ovvero farro in chicchi o farina di farro miscelata con acqua e sale. Il solo farro, invece, si offriva a Ceres , personificazione della forza generatrice della terra, durante il periodo della semina ovvero delle “feriae sementivae”.
Le spose romane portavano in dono al loro sposo un dolce o del pane di farro da consumare insieme: da questo gesto trae origine la parola “confarreatio” ovvero unione.

La coltivazione del farro è stata rivalutata solo di recente, essenzialmente per le ottime proprietà nutrizionali.
Con la farina di farro si realizza un ottimo pane, con un sapore molto simile a quello del pane bianco, ma più aromatico. È consigliabile scegliere farro decorticato o sbramato (cioè liberato delle sole glumelle, quindi il chicco integrale) anziché perlato , perché ha un più elevato contenuto in fibre: la riscoperta del farro per uso alimentare è collegato essenzialmente al suo elevato contenuto in fibre insolubili che favoriscono il corretto transito intestinale.
La fibra alimentare infatti, è costituita da polisaccaridi complessi come cellulosa, emicellulosa e lignina che non hanno alcun valore nutrizionale perché l’organismo umano non sa metabolizzarla, ma è utile soprattutto per la sua capacità di trattenere acqua.

Studi scientifici hanno evidenziato come la regolarità intestinale riduce il rischio dineoplasie del tratto digestivo.
Il farro, inoltre, è uno dei cereali meno calorici: 100 g apportano circa 340 kcal; contiene, poi, l’aminoacido essenziale metionina, carente in quasi tutti gli altri cereali.

I cereali apportano buone quantità di vitamine del gruppo B e anche proteine, che pur essendo di scarsa qualità biologica, possono, se unite a quelle dei legumi, dare origine a una miscela proteica di valore biologico paragonabile a quello delle proteine animali.

di Luisa Maria Carretta
Pubblicato in Diete e Alimenti