La Dieta Mediterranea è sempre stata sostenuta dalla colonna della convivialità. Il più bel viaggio dell’uomo attraverso i secoli e la natura, la Dieta Mediterranea per l’appunto, ha resistito al passaggio di civiltà diverse, di epoche storiche e climatiche differenti, a tutto e a tutti anche perché stare a tavola significava concedersi una pausa ristorativa, un momento di socialità beata, l’incontro con le persone amate.

Dallo studio della cultura greca emerge con grande evidenza l’importanza della commensalità e dei rituali connessi con il mangiare e bere; la commensalità, presso i Greci si configura come una delle più importanti forme di socializzazione che fa parte integrante dell’organizzazione politico-sociale della polis.

Le attività connesse al concetto di commensalità, presso i Greci, hanno tutte una grande valenza sociale, e sono: il banchetto, il simposio, i rituali dell’ospitalità, le feste sia civili che religiose.

Fin dall’età arcaica le pratiche del banchetto e del simposio vengono ritualizzate, tanto che la partecipazione ad esse manifesta il senso di appartenenza del gruppo ad una stessa comunità, appunto accomunata in un’esperienza di piacere e di festa che include sia gli uomini che gli dei.

Nei poemi omerici tutto il mondo greco è strutturato secondo i riti della commensalità, e l’Iliade è incentrata sull’ira di Achille che si manifesta soprattutto nel rifiuto di partecipare al pasto comune. Nella Grecia, ma anche nella Magna Grecia di V sec. a C. il rituale della commensalità si esprime attraverso la separazione delle attività connesse con il cibo cioè il banchetto (deipnon), e quelle connesse alle bevande, il simposio (sympósion), secondo precise abitudini rimaste immutate nel tempo. Era diffusa la pratica di mangiare sdraiati secondo un’usanza mutuata probabilmente dal mondo fenicio; i commensali mangiavano semisdraiati su letti conviviali (klinai), appoggiati al braccio sinistro, sostenuto da alcuni cuscini. I servi disponevano davanti ai letti piccoli e bassi tavolini (trápezai) su cui erano collocati i piatti con le vivande. Durante il vero e proprio pasto non si beveva vino; non si usavano né tovaglie, né tovaglioli e nemmeno posate, ma i cibi giá tagliati venivano serviti su piatti di vario genere, e presi con le mani. Al banchetto seguiva il simposio, in questa fase venivano tolte le prime mense e portate le seconde e si servivano cibi stuzzicanti, dolci e vino in abbondanza. Il vino veniva servito sempre annacquato, con acqua fredda o tiepida ed era compito del simposiarca deciderne le proporzioni. Quindi veniva preparata in un cratere centrale la miscela di acqua e vino dalla quale i coppieri attingevano con i mestoli la bevanda da versare nei calici dei convitati.