L’Italia, paese d’origine di quella Dieta Mediterranea riconosciuta come modello virtuoso di salute e Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO dal 2010, possiede una “fortuna” alimentare unica nel mondo, frutto di una storia plurimillenaria che ha visto svilupparsi, nel territorio italiano, il rapporto uomo-cibo sulle direttrici del costante confronto interculturale e della tensione ad armonizzare le ricchezze territoriali con i bisogni delle popolazioni e le locali risorse umane. Ne è nato un tesoro unico di saperi sensoriali, sensibilità e competenze, saggezze antiche e radicate. Una ricchezza fondata anche sulla biodiversità del nostro territorio, che non può essere sepolta sotto una cenere d’inerzie, disattenzione e superficialità, ma che deve invece costituire la base per il recupero e la difesa di un atteggiamento sano nei confronti del cibo e dell’ambiente in cui esso si produce e si consuma.

L’indispensabile considerazione dei “gioielli” della nostra produzione agroalimentare, pazientemente censiti in questi ultimi decenni, non può però essere sufficiente a valorizzare un patrimonio alimentare tanto ricco e differenziato, che nella esclusiva considerazione dei singoli prodotti rischierebbe di perdere il merito collettivo diffuso, al quale non è estranea la modernità espressa dall’indu­stria alimentare italiana che ha saputo cogliere e valorizzare gli stimoli positivi della tradizione agroalimentare del nostro Paese.

Oggi occorre riesaminare l’alimentazione italiana nella sua globalità, riportando in primo piano lo storico denominatore comune della pratica alimentare conviviale, semplice, misurata, economica e naturale che da sempre si sviluppa nella famiglia ed è collegata alle vocazioni del territorio, alle stagioni, alla possibilità di proteggere la propria salute e di godere consapevolmente di un benessere personale e collettivo. Tutto ciò coinvolgendo non solo i giovani ma l’intera popolazione nello sforzo di intrecciare e riannodare i “fili” che collegano i valori del paesaggio, con quelli scientifici e tecnologici delle filiere agroalimentari, dei saperi nutrizionali e delle abilità gastronomiche, con le storie alimentari delle famiglie e le tradizioni del territorio. In una parola, è necessario promuovere una vera Cultura Alimentare attraverso un approccio sistemico, attento non soltanto ai prodotti e ai soggetti, ma anche e soprattutto alle relazioni che li legano tra loro.

Attraverso questo approccio, la Scuola si configura come l’istituto sociale che prima di ogni altro può assolvere il compito di guidare il processo radicale di riappropriazione e di esplorazione emotiva e culturale del patrimonio alimentare del nostro Paese. La Scuola si rivela il luogo di elezione per fare una vera Educazione Alimentare attraverso il suo radicamento territoriale, la sua ricchezza interculturale, il dialogo e l’osservazione quotidiana con i ragazzi, con il presidio costante e interdisciplinare del percorso formativo, con la possibilità di costruire connessioni cognitive mirate.

Il fatto che l’Expo Universale, che si terrà nel 2015 a Milano, sia stata assegnata (nel marzo 2008) all’Italia sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, ponendo al centro le questione del cibo e dell’alimentazione delle future generazioni, offre un’occasione imperdibile per dare centralità ai temi dell’Educazione Alimentare e porre le basi per infrastrutture e strutture d’eccellenza a supporto della sua diffusione.

 

Dalla nota minist. n. 7835 del 14 ottobre 2011
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

 

 

 

 

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