Dieta Mediterranea: un significativo excursus nella storia di Ancel Keys, padre della Dieta Mediterranea e delle Razione K.

Secondo semestre, sono riprese le lezioni di Biochimica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia e come accade da diversi anni, mi viene affidato lo svolgimento di un certo numero di ore di Biochimica della nutrizione. Si parte dagli studi epidemiologici che hanno dimostrato un legame tra alimentazione e prevenzione delle patologie definite del “benessere” come l’obesità, le patologie cardiovascolari e il diabete. Tra aneddoti e studi da segnalare agli studenti c’è sempre spazio per il Seven Countries Studies e la storia del suo scopritore, Ancel Keys, un pioniere negli studi sui meccanismi molecolari alla base dell’insorgenza delle patologie dismetaboliche.
Una vita lunga e intensa quella del biochimico americano. Nato a Colorado Springs, Ancel si trasferì con la famiglia a San Francisco nel 1906, l’anno del devastante terremoto. Dopo il disastro, si spostò a Berkeley. Passò la sua gioventù svolgendo diversi mestieri, spalando guano, tagliando legna e lavorò anche come ragazzo dinamite, incaricato di portare la polvere da mina in alcune miniere d’oro. Per un po’ di tempo lavorò come mozzo imbarcato sui piroscafi diretti verso la Cina. Tornato negli USA, si iscrisse all’università e si laureò all’Università di Berkeley in California, seguirono un primo Dottorato in Biologia e altri percorsi formativi in Europa, con un secondo dottorato in fisiologia a Copenhagen. Lavorò per un breve periodo alla Mayo Clinic. Poi tornò negli USA e nel 1936 fondò il Laboratorio di Fisiologia in cui condusse molte delle sue ricerche. Oltre al suo contributo alla comprensione dei meccanismi molecolari alla base dell’insorgenza dell’ipercolesterolemia, la sua figura è ricordata anche per altri studi nutrizionali. Nel 1940 gli venne offerto l’incarico per la creazione di una razione militare completa e poco ingombrante per paracadutisti. Aveva creato la razione K che molto probabilmente prende il nome dall’iniziale del suo cognome.
Nel 1947, iniziò uno studio nel Minnesota su duecentotrentotto uomini d’affari. Dopo aver studiato per diversi anni le loro abitudini alimentari, comprese il ruolo dei grassi saturi nell’insorgenza dell’ipercolesterolemia. Nel 1951 venne per la prima volta in Italia per partecipare alla prima conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) a Roma. Quando si informò sul rapporto fra l’alimentazione e cardiopatie coronariche, venne a conoscenza dal Prof Gino Bergami, docente all’Università di Napoli, che nella città le malattie cardiache non costituivano un problema di salute. Per verificare le affermazioni del professor Bergami, Keys tornò in Italia e si propose una indagine sui consumi alimentari che fornisse dati comparativi a quelli da lui raccolti negli Stati Uniti in relazione al rischio di malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Bastarono pochi mesi per stabilire che il “il regime alimentare a Napoli era povero di grassi e che soltanto le persone ricche subivano attacchi cardiaci“. Nella città partenopea venne a contatto con le abitudini alimentari partenopee e scoprì le trattorie, un tipo di alimentazione che non conosceva “ Pasta variamente condita, insalate con una spruzzata di olio d’oliva, tutti i tipi di verdura di stagione e spesso formaggio, il tutto completato da frutta e in molti casi accompagnato da un bicchiere di vino.” Appurò che a Napoli gli infarti erano effettivamente rari, “fatta eccezione per la ristretta cerchia delle classi più ricche, la cui alimentazione era diversa rispetto a quella del resto della popolazione: mangiavano carne ogni giorno anziché ogni una o due settimane“.
Alcuni anni dopo si recò a Creta, e constatò anche nell’isola l’assenza quasi totale di malattie coronariche, nonostante il regime alimentare medio derivasse quasi il 40% delle calorie dai grassi. Partì da queste considerazioni il famoso Seven Countries Study, uno studio comparativo dei regimi alimentari di 14 campioni di soggetti, di età compresa tra 40 e 59 anni, per un totale di 12.000 casi, in sette paesi di tre continenti (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia). I dati raccolti parlavano chiaro: tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, che si cibano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e utilizzavano esclusivamente olio d’oliva come condimento, la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica era molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia, dove il regime alimentare quotidiano includeva molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne rossa).

La pubblicazione dei risultati che dimostravano l’esistenza di un rapporto fra l’elevata incidenza delle cardiopatie coronariche e il consumo di grassi saturi in sette paesi, lo rese celebre e ancora oggi Ancel Keys è considerato il padre della dieta mediterranea. Il dottor Keys dal freddo Minnesota, decise di trasferirsi con sua moglie nella sua seconda casa nell’Italia meridionale a Pioppi nel Cilento.

Margaret ed io traiamo piacere nel camminare, abbiamo cominciato anche la raccolta delle olive, abbiamo 80 alberi di olive e 75 di agrumi. Abbiamo le arance, albicocche, pere, mandarini, prugne e quattro alberi di mele che producono solo una mela di tanto in tanto. Anche noi abbiamo i kumquat e il chinotto. Tu probabilmente non conosci il chinotto. È un agrume, più rosso del mandarino e cresce su di un bellissimo albero, produce molti frutti e se ne ricava una meravigliosa marmellata”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

piramide alimentare