Analizzare gli usi alimentari di un popolo significa attraversarlo nelle sue più nette specificità. Tale attività suggerisce almeno due quesiti: perché ci si serve di quella particolare risorsa alimentare?
Perché se ne fa uso in quell’ambiente e in quel contesto? In poche parole prendere contezza del come si mangia in un determinato posto implica necessariamente conoscerne i tratti geografici, storici, economici e culturali.
Il Mediterraneo, insinuatosi da un pertugio, si è poi abbandonato a riempire un grande spazio fra tante diverse culture, divenendone da subito il collante. Tutte le nazioni, infatti, da esso bagnate si alleggeriscono della propria immagine per confluire nell’identità dell’area mediterranea, preziosa custodia della civiltà umana, quell’infinita azzurrità che i Romani, al culmine della loro espansione, vollero battezzare Mare Nostrum. In quest’appellativo c’è tutta la riconoscenza dell’uomo verso le acque che resero agevoli i trasporti e belle le terre accarezzate dalla sua amenità.
In questo incantevole luogo i popoli, lungo il viale della storia, si intersecarono e, sovente, si fusero dando vita a culture arricchitesi da altre culture. È il caso, questo, della Calabria, terra attraversata da genti diverse: dai Romani ai Greci, dai Bizantini agli Arabi, dai Normanni agli Aragonesi. È evidente che gli usi, le tradizioni, le religioni di così tanti ospiti non potevano che lasciare profondi segni, contribuendo ad un’evoluzione ricca di saperi altri. Come il ruzzolare nel tempo di una piccola pietra che, nel suo precipitare, va ad ingrossarsi con tante altre pietre, la Calabria oggi è il risultato di questa affascinante valanga. Ed i segni manifesti di tale sapiente imbastitura culturale di certo sono reperibili in quella che Brillant-Savarin battezzò gastronomia: «…la gastronomia studia gli uomini e le cose per trasportare da un paese all’altro tutto ciò che merita di essere conosciuto e che fa sì che un banchetto sapientemente preparato è come un piccolo mondo in cui ogni parte di esso  appare con i suoi prodotti…».
In pochi posti al mondo questa geniale definizione del Savarin può essere accolta pienamente. Uno di questi è, senza alcun dubbio, la Calabria. La sua tradizione culinaria, il suo essere protagonista della storia della Dieta Mediterranea, infatti, hanno saputo ricettare prima e selezionare poi, i sapori, gli odori ed i colori «importati »3. Qui a lungo si visse in una straordinaria alchimia che preservava le caratteristiche originali di ogni prodotto, magnificandole, però, nell’arte della sapiente mescolanza.

3 Dopo il 1492, anno in cui fu scoperta l’America, vennero accolti a pieno titolo nella dieta mediterranea, che intanto per questi motivi andava evolvendosi e raffinandosi, prodotti provenienti dal nuovo continente. L’integrazione di questi con la nostra gastronomia è stata talmente forte tanto che oggi i più li identificano come caratteristici dei nostri italici territori: basti solo pensare alle patate, ai fagioli e, dulcis in fundo, ai pomodori, alimenti che abbondano sulle tavole della dieta mediterranea.