I binari su cui viaggiano le emozioni nel tempo sono rimasti sempre quelli, sempre lì. Le emozioni ti dicono oltre il detto, guardano oltre il visto, avvertono più che sentire. A me è capitato di fare un piccolo viaggio su quei binari l’altro giorno, parlando al telefono con Gianluca Mulleri, affermato manager di fama internazionale e titolare del brand Mulleri, sotto il quale viene custodita la memoria e la sapienza dei suoi nonni in eleganti bottiglie del vino e dell’olio della sua Sardegna.
Ma torniamo ai binari.
La nostra è stata una telefonata di lavoro, con i soliti saluti formali ad aprirla. Io sapevo poco di Mulleri e questi poco di me. Ero io che offrivo qualcosa, così ho sentito l’esigenza, come di solito si fa in queste circostanze, di presentarmi, seppure velocemente. Poi, come un fiume in piena, ho messo insieme velocemente qualche decina di parole per tracciare la mia proposta. Mulleri ha ascoltato in silenzio, poi, questa volta per cortesia, anche lui ha detto di sé. A questo punto sapevamo che l’esperienza ed i titoli non mancavano ad entrambi, e da qui la consolazione di tutt’e due di sapere che c’era abbastanza intelligenza per poter interpretare le cose non viste e i rumori non ascoltati. Sui binari viaggiavano soltanto parole, ma capì subito che stavamo percorrendo una strada che conoscevamo entrambi, avendola percorsa migliaia di volte, conoscendone ogni suo piccolo avvallamento, ogni ciottolo, annusando gli stessi meravigliosi odori che aprivano altri binari, ascoltando la brezza e i mille suoni di rami abbracciati dal vento.

Se solo riuscissi a descrivere meglio il senso di quella telefonata, se potessi rubare la matita con cui Manzoni fece magistralmente vedere al mondo intero quel pezzo del lago di Como, bhe, capireste tutti ciò che da anni è diventata la mia ragione di vita, in pensieri e lavoro: la Dieta Mediterranea. Io e Mulleri di certo siamo stati, seppure fra gli ultimi, protagonisti su quel palco che per millenni ha cambiato molti attori, ma mai scenografia. Si mangiava ciò che la terra offriva, si lavorava guidati dal tempo scandito dal sole e dalle stagioni. Si mangiava insieme e attorno a quella tavola colorata dal cibo della salute ci si conosceva, sempre di più. Non a caso chiudendo la cornetta ho sentito come l’eco di nonna che mi esortava a rientrare quando le mie narici erano già piene dell’odore della cena. Io e Gianluca quel dì mangiammo insieme, attraverso le emozioni e i ricorsi che quei prodighi binari ci fecero attraversare, anche e soprattutto grazie al racconto felice che Gianluca mi offrì: “un film bianco e nero che diventa a colori”…. e i nonni che diventano noi.

Io e Gianluca abbiamo di certo pasteggiato per tanto tempo a quella tavola mediterranea sulla quale le nostre mamme e le nostre nonne ci donavano amore attraverso il cibo. E quel cibo, signori, non poteva che essere buono e far bene.

Dottor Mulleri, grazie di cuore.