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L’agropirateria, tra falsi e tarocchi, costa all’agroalimentare italiano 160 milioni di euro al giorno. E’ la stima della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che ritiene “assolutamente necessario uscire dai confini e lavorare a livello internazionale per sconfiggere un fenomeno che rischia di mettere fuori gioco tante imprese. Stimolare l’Ue ad una posizione più chiara e decisa nella Wto”. La Cia parla di un “fenomeno crescente che danneggia pesantemente la stessa agricoltura che già vive un momento di grande difficoltà”. “E’ giusto e positivo – osserva – che si promuovano iniziative nel nostro Paese per difendere l’agroalimentare made in Italy, ma da sole sono insufficienti per affrontare e vincere una battaglia da giganti”. “Occorre – conclude la Cia – dare assistenza e sostegno legale alle aziende orientate al mercato estero contro le falsificazioni e l’uso scorretto di marchi e denominazioni, facilitare l’adozione di norme sanitarie e tecniche appropriate e con esse l’introduzione di regole chiare e affidabili che consentano l’etichettatura dell’origine dei prodotti, garantendo trasparenza e informazione nei confronti dei consumatori”.

 (ANSA).