Numerose altre scienze ricevono, da tale realtà, un prezioso apporto interdisciplinare alla conoscenza umana: le scienze naturali (zoologia, botanica, meteorologia, astrologia…), diritto, musica, medicina, storia, linguistica, archeologia, filologia, psicanalisi e psicologia.

La cultura classica italiana, presuntuosamente intellettualistica e borghese, si è sempre espressa in termini antidialettali e antiregionali contro le tradizioni popolari. Oggi la nuova cultura antropologica, coadiuvata dal risveglio delle grandi dottrine politiche e democratiche che valorizzano la multietnicità, va alla scoperta di quella civiltà ancestrale che la società industriale ha tentato di soppiantare con una diversa scala di valori identificabili nella produttività, nel mito del benessere e del consumismo, nella capacità imprenditoriale di sfruttamento delle risorse naturali e umane.

Con l’avvento della società post – industriale, parzialmente soppiantata dalla civiltà del terziario e della tecnologia avanzata, vengono riscoperte la cultura contadina e la civiltà rurale, tanto vilipese anche se sostanzialmente aperte al mondo dell’irrazionale, alla concezione religiosa della vita, all’unità organizzativa della società naturale il cui epicentro era la famiglia.

La società naturale su cui si basava storicamente e tradizionalmente la civiltà contadina, era quindi la famiglia intesa come centro di gravitazione della convivenza umana con il parentado, il vicinato, la comunità. Dalla famiglia, attraverso la generazione adulta (nonni e nonne), si dipartivano e rafforzavano le varie linee di socialità nei rapporti con i figli, i nipoti, i consanguinei, per giungere a un armonico inserimento della vita familiare nel più vasto contesto della convivenza sociale.

La famiglia è sempre stata l’istituzione più radicata della civiltà contadina. La cultura contemporanea, da quasi un secolo, ha messo in discussione l’istituzione della famiglia patriarcale, ieri largamente contestata e oggi largamente superata. Rimane, comunque, il fatto che la generazione anziana del mondo rurale ha sempre svolto un ruolo primario nel trasmettere un ricco patrimonio culturale di saggezza e di conoscenza che si è tramandata e si è conservata da una generazione all’altra.

La storia della civiltà contadina è sempre stata profondamente legata ai confini della propria terra, alla propria identità, alle proprie tradizioni, alle proprie norme di vita che affondavano le radici nell’anima popolare. Le tradizioni popolari del mondo contadino non si esaurivano soltanto nella famiglia e nell’attaccamento alla terra, ma si radicalizzavano nel sostanziale legame con la natura e la religione. Natura e Sovranatura non erano direttamente distinte, ma si confondevano a causa d’una insufficiente formazione religiosa, spesso inficiata di superstizione.

Tale situazione assumeva un aspetto importante nella convivenza sociale e nella moralità comportamentale dell’individuo e del clan familiare. Il valore della civiltà rurale si misurava proprio in questo senso della sua naturalità e del suo umanesimo.

Oggi il risveglio dei popoli si pone in termini di acuta sensibilità democratica per la nascita e lo sviluppo di nuove identità che recuperano la “memoria storica” in un processo di rinnovo urbano caratterizzata dalla civiltà industriale in declino e dalla civiltà del terziario avanzato, della tecnologia e della “new economy”. Ecco perché occorre da un lato avere una coscienza più aperta per considerare il mondo come “villaggio globale”, dall’altro lato occorre rispettare quel localismo intelligente e non esasperato, che cerca di darsi un modello di società maggiormente rispondente alle attese e alle speranze di ciascun popolo.

di Antonio Iosa