di Fausto Cantarelli

All’inizio del terzo millennio, si è fatta avanti, nel bacino del Mediterraneo e nel resto del mondo, una svolta epocale che ha messo in discussione il sistema economico più avanzato e la società di relazione e contestato la caccia al profitto e la conseguente condotta esistenziale dell’uomo, compreso anche il comportamento alimentare. Tra i nuovi orientamenti emersi, troviamo in primis  la riscoperta della qualità della vita, compresi lo stato di salute, la longevità e l’alimentazione, tutti motivi che giocano a favore del Mezzogiorno d’Italia, per la cultura accumulata in più di otto millenni di storia, non disgiunta da comportamenti collaudati nel lungo periodo. Il posizionamento geografico della circoscrizione della Dieta Mediterranea, che è strategico, al centro del Mediterraneo, può aiutare a portare all’esterno programmi innovativi. In queste terre, nonostante il patrimonio culturale, la tradizione alimentare e le testimonianze storiche, culturali e paesaggistiche, dopo il V secolo a.C., non si è più sviluppata un’attività economica di successo, a causa della posizione periferica rispetto ai principali centri economici dell’Occidente e alla carenza di iniziative autonome. Tuttavia molte risorse sono ancora disponibili, come cultura, ambiente, ricerca e Dieta Mediterranea, e non contrastano con le esigenze di un’economia post-moderna e con la domanda delle giovani generazioni, fin’ora sacrificate dal contesto. Non c’è più bisogno di delocalizzare le aziende in Cina o altrove, per produrre a basso costo e poi riesportare i manufatti nei Paesi industriali, tant’è che le aziende delocalizzate oggi producono per i mercati che le ospitano.

Il Mezzogiorno non manca di attrazioni di grande prestigio, che non ha mai valorizzato, come non ha mai fatto riferimento alle doti igienico-sanitarie della Dieta Mediterranea, mentre gli Usa hanno dovuto inventarsi e costruire Disneyland, nella città di Orlando, per conquistare la leadership del turismo nel mondo. Il Belpaese possiede numerose città e centri abitati di alto prestigio storico-culturale, artistico, paesaggistico e alimentare, senza brillare in campo turistico. Tra queste città c’è anche Matera, la prima e l’unica città rupestre, in Occidente, che oggi nessun architetto, per quanto bravo, saprebbe costruire; le testimonianze storico-antropologiche, nel Mezzogiorno non mancano, a ricordare il ruolo dell’uomo nella preistoria, tra la Sicilia e le Regioni meridionali della Penisola. Le popolazioni delle città e dei centri abitati del Golfo di Napoli, per esempio, sono state avvantaggiate dal posizionamento al centro del Mediterraneo e dalle numerose rotte e specialmente da quella tirrenica, tangente alla Calabria, che serviva il mercato del ferro degli Etruschi, proveniente dalle miniere metallifere, tra Monte Amiata e l’Isola d’Elba, molto richiesto per produrre le armi; nello stesso Golfo sono state fiorenti, nell’antichità, altre città, come Pompei, Ercolano e Paestum; vi è stato insediato anche il primo emporio greco a Pitecussai, nell’Isola d’Ischia, e la colonia di Cuma, la prima tra le colonie greche. Anche i Sassi di Matera sono stati proclamati vent’anni fa Patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per la peculiarità, in Occidente, di una importante città neolitica che ora è sotto restauro. Vent’anni dopo l’Unesco, riscoprendo la Dieta Mediterranea, che é stata il primo modello di consumo dell’uomo, in Occidente, ha proclamato anche questa patrimonio immateriale dell’umanità, a significare il ruolo avuto dall’alimentazione nella preistoria. Quando l’uomo ha cominciato a scegliere cosa produrre e di cosa nutrirsi sono nate la civiltà occidentale e la Dieta Mediterranea; quest’ultima è stata composta da nuove materie prime Medio-Orientali, nel rispetto dei criteri del tempo che rientravano, secondo il biologo americano Prof. Ancel Keys, che li ha scoperti e descritti mezzo secolo or sono, nei canoni della Dieta Mediterranea, che è sempre stata molto vicina al vegetarismo originario dell’umanità, oggi in corso di espansione con circa il 10% della popolazione nazionale. La tematica alimentare, che si è avvalsa anche delle ricerche del genetista umano Cavalli Sforza e dell’antropologo Levi Strass, è stato oggetto per oltre un ventennio delle ricerche del biologo americano, medaglia d’argento del Presidente della Repubblica Italianainsediatosi a Pioppi, nel Cilento, dopo un ventennio di ricerche internazionali comparate, svolte con un’équipe italo-americana, ha potuto concludere, tra l’altro, che esisteva ancora, nel Mezzogiorno d’Italia, una circoscrizione territoriale, comprendente Calabria, Campania, Lucania, Puglia e Sicilia, dove i consumatori si avvalgono da oltre otto mila anni degli stessi consumi con prevalenza di specie vegetali delle famiglie dei cereali e dei legumi, con olio vergine d’oliva, come condimento, e vino, come bevanda.

Questi oggi sono consumi raccomandati a tutte le latitudini per la salute e la longevità dell’uomo e per la tutela dell’integrità ambientale. Così l’Occidente, che aveva ricevuto la Dieta Mediterranea ad opera delle tribù celtiche, via terra ferma, e aveva dovuto sostituire la Dieta Mediterranea con prodotti di origine animale, forzando la natura. L’umanità che aveva sostituito la Dieta Mediterranea con il consumo di prodotti di origine animale, oggi sta cambiando registro all’insegna della “green economy”, della solidarietà e del volontariato, previa sostituzione della birra con il vino – al tempo di Giulio Cesare – e, dopo l’ultimo conflitto mondiale, con la sostituzione dello strutto e, in parte, del burro con l’olio vergine di oliva e l’introduzione di frutta e verdura.

Qualcosa sta cominciando a muoversi: è appena uscito il volume ”Verso il vegetarianesimo” di Umberto Veronesi e altri, distribuito dal Corriere della Sera ed è stato approvato il Master di primo livello dall’Università della Calabria, che avrà inizio entro l’anno con il seguente titolo: “Green economy, Dieta Mediterranea e Sostenibilità ambientale: Management in Sicurezza, Qualità ed Economia Agro-Alimentare”. Il piano di studi è destinato a dare ai giovani la corretta impostazione e a prepararli a diventare promotori di innovazioni, nella cultura storico-ambientale delle Regioni coinvolte, da aprire ai mercati e al turismo internazionali nel rispetto dell’ambiente.