La dieta mediterranea come modello etico di cibo e non più solo come punto di riferimento nutrizionale. È una lettura totalmente innovativa sulla nostra cultura alimentare quella che Piernicola Garofalo, endocrinologo e presidente nazionale della Società italiana di medicina dell’adolescenza, ha spiegato all’agenzia stampa Dire nell’ambito di un’intervista per fare il punto della situazione sull’eredità di Expo, a poche settimane dalla sua chiusura.

Il tema era stato già affrontato durante l’Esposizione universale di Milano nell’ambito della campagna del Ministero della Salute ‘Mangia sano, investi in salute’. Ma secondo Garofalo “resta di grande attualità soprattutto in un momento come questo perché rappresenta un grande valore etico, basato sull’uguaglianza e la condivisione”.

“La dieta mediterranea contiene valori etici di natura transgenerazionale e sociale: – spiega Garofalo – al contrario di certi tipi di alimentazioni, che diventano mode, come la cucina giapponese o coreana, e che diventano occasione di distinzione sociale, quella mediterranea è trasversale alle classi a partire dalla cultura del pane, che è pane per tutti. Così come certi altri alimenti, a partire dalla ricotta. Nella dieta mediterranea l’uomo si inserisce nel ciclo naturale: l’espressione ‘guadagnarsi il pane’ è gergale ma ricorda il valore etico del cibo prodotto con la forte integrazione con la natura, mentre oggi spesso la figura dell’uomo nei campi è marginale e il processo industriale ha preso il sopravvento”.

Garofalo ha poi ricordato come uno dei temi etici più importanti legati al cibo, quello dello spreco alimentare, ritrova nella cultura della dieta mediterranea uno degli alleati più forti. “Con la dieta mediterranea – ha spiegato Garofalo – c’è riduzione dello spreco. C’è un maggiore rispetto della natura e maggiore rispetto del lavoro dell’uomo. Il pane è un prodotto etico della terra e del sudore dell’uomo e in passato non si sprecava nulla non per indigenza ma per rispetto di questo lavoro e della sacralità della natura. Inoltre la cultura della dieta mediterranea favorisce la filiera corta, contrapposta alle grandi colture e al ciclo industriale, e questo è un punto di forza anche rispetto al tema della malnutrizione”.

“Il cibo, inoltre, nella cultura mediterranea si condivide – dice ancora Garofalo – sia nel Vangelo che nelle Sure del Corano il pane è un elemento sacrale etico che regola i rapporti di uguaglianza tra le persone. Si spezza il pane e si condivide in mutuo soccorso. Anche nella Torah si parla di valore del cibo come elemento di condivisione che rende tutti uguali. Spezzare il pane voleva dire fare parte dello stesso gruppo. Per non parlare della Manna, segno di salvezza non per pochi ma per tutta la popolazione”.

Infine Garofalo ha chiuso la sua riflessione parlando delle scelte del consumatore. “È un passo importantissimo quello della responsabilità della scelta – ha detto – va fatto un percorso culturale di riappropriazione di valori oggi appannati. E questo percorso non può che partire dalle scolaresche, a cui va spiegato il percorso di riscoperta del valore etico del cibo. I comportamenti ne discenderanno”. L’invito, dunque, è di riscoprire sempre di più i prodotti della nostra terra, per mangiare sano ma anche etico.

Fonte: Dire.it